Amari
Non ci possiamo davvero definire italiani se dopo pranzo o cena, per digerire, non prendiamo un digestivo.
Bere un Amaro fa parte della cultura culinaria italiana.
Gli amari possono essere alcolici e non alcolici.
Il gusto diverso, dipende dalle erbe utilizzate ed anche dal produttore.
L’amaro si ottiene lasciando macerare erbe, radici, fiori, cortecce e bucce di agrumi nell’alcool, puro oppure nel vino.
A questi infusi viene poi aggiunta la giusta quantità di zucchero e poi vengono imbottigliati.
I tipi di erbe:
l’angelica, ginepro, anice, finocchio, zenzero, menta, timo, salvia, alloro, arancia, liquirizia, cannella, mentolo, zafferano, ruta, assenzio, sambuco, genziana, cinchona e cardamomo...
Ippocrate scrive nel 300 A.C. che una buona salute è legata ad una corretta assimilazione degli elementi nutritivi e quindi raccomandava una mistura di orzo, miele ed erbe.
Fino alla fine della seconda guerra mondiale gli amari continuarono ad essere prodotti esclusivamente nei monasteri o in casa con ricette tramandate di generazione in generazione.
Uno degli amari fatti in casa più famosi in Italia è il Centoerbe, che viene fatto risalire a Plinio il Vecchio.
Il centoerbe è un infuso di vari tipi di erbe: salvia, rosmarino, lauro, basilico e limone, con aggiunta di bacche di ginepro, fiori di camomilla e cannella.
L’amaro si puo' prendere secco (servito con un bicchiere di acqua ghiacciata) e ...
“deve essere prima accarezzato con lo sguardo, poi con le labbra infine con la lingua, senza fretta, in piccoli sorsi, come se fosse qualcosa di raro e prezioso che una rapida sorsata potrebbe distruggere”. dice il Veronelli.
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Averna
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